I am Professor of Political Science at the University of Siena – currently teaching courses in Political Science and Comparative politics in the MA programme in European Studies, and Political Science: the state of the discipline in the joint PhD course in Political Science, European Politics and International Relations.
My main research interests are in the field of elite studies, of legislative and of governmental institutions. I am currently working on aspects of the integration of domestic politics in the new framework of European integration. — Full CV

Basta “una” opposizione per sfidare l’attuale governo? O ce ne vogliono due?
I primi segnali di ripresa del PD nei sondaggi (20,8% rilevato il 21-3-19 da www.youtrend.it), dopo che ha finalmente concluso il lunghissimo percorso di scelta del suo segretario (era proprio necessario impiegare tanti mesi?), indicano che l’opinione pubblica comincia ad accorgersi che una opposizione forse c’è. Una delle principali ragioni del consenso dell’attuale governo, cioè l’assenza di opposizioni, potrebbe cominciare ad erodersi. Per qualunque osservatore affezionato all’idea che la democrazia abbia bisogno anche di una robusta opposizione la notizia è certo buona.

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Nella campagna elettorale ormai cominciata c’è posto per le opposizioni?
Con le elezioni per il Parlamento Europeo del prossimo Maggio ormai alle porte, la campagna elettorale è già partita. Lo si vede chiaramente dalla competizione sempre più intensa tra i due partiti del governo che si stanno attrezzando per una partita politica che probabilmente ridefinirà in maniera rilevante le loro forze rispettive. E le opposizioni? Come si stanno preparando e quali possano essere le loro prospettive?

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Notavo alcuni mesi fa, insieme a molti commentatori, come la struttura triplice dell’attuale governo italiano ne facesse una creatura quantomeno complessa e dagli equilibri problematici. La sua vera funzionalità si sarebbe rivelata al momento di fare i conti, veri non a parole, con le realtà più serie che un governo deve affrontare. Il momento è ormai arrivato e vale la pena di tirare qualche conclusione.

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La dialettica rappresentanza/responsabilità
Tutti i governi democratici (come bene ci ha insegnato Peter Mair, in Representative versus responsible government.” 2009.) devono affrontare il dilemma dell’equilibrio tra rappresentanza e responsabilità, cioè tra ottemperanza alle domande degli elettori e gestione responsabile (da buon padre di famiglia o ancora meglio da buona madre di famiglia) della cosa pubblica (bilancio, impegni per il futuro, ecc.). Risolvere questo dilemma è tanto più facile quando le domande degli elettori sono sobrie e non proiettate verso l’esasperazione dei desideri e d’altro canto quando le condizioni del paese (andamento dell’economia, funzionamento dello stato, eccetera) lasciano più ampi margini di manovra. Tanto più difficile quando si verificano le condizioni opposte.

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