Come il governo italiano “ a tre teste” affronta l’Europa. (10 giugno 2019)

Passate le elezioni europee il governo Conte ha di fronte a sé la sfida più impegnativa: fare i conti con l’Europa in materia di politica economica e di bilancio, e ancor più trovare un posto nella governance europea. Come si presenta a questo appuntamento l’Italia? Purtroppo isolata e debole come non era mai più successo dopo la seconda guerra mondiale.

Come già più volte illustrato in questo blog il governo nato dalle elezioni del 2018 ha tre teste: due teste politiche, quella del Movimento 5 Stelle impersonata da Di Maio e quella della Lega da Salvini, e un terza testa tecnica rappresentata dal ministro degli esteri Moavero Milanesi e da quello delle finanze Tria. Non è un mistero che questa componente tecnica sia stata sostanzialmente imposta dal Capo dello Stato per bilanciare attraverso i due dicasteri che hanno i rapporti più diretti e intensi con il mondo esterno e con le alleanze tradizionali dell’Italia la carica antisistema dei due partiti di governo e dei loro leader. Meno chiaro è a quale delle tre teste appartenga il Presidente del consiglio. Per storia personale più vicino ai Cinque stelle, è costretto dal suo ruolo istituzionale a cercare di tenere insieme le diverse anime del governo e naturalmente a fare i conti con il Presidente della Repubblica che osserva preoccupato le azioni di questo governo. Il capo del governo nel contesto europeo deve poi confrontarsi con gli altri leader europei presentando la posizione ( ma quale? ) del governo italiano.
Ciascuna delle tre componenti può contare su specifici elementi di forza: le due teste politiche sul consenso elettorale, quella tecnica oltre che sulla competenza, sui vincoli che derivano dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea e ad un collaudato sistema di alleanze che la protegge (almeno parzialmente) dalle turbolenze del sistema internazionale. Il problema emerso sin dall’inizio è come un simile governo possa trovare una sintesi capace di affrontare i difficili problemi dell’Italia. Le tre teste possono contrastarsi e bloccarsi vicendevolmente, eventualmente dividersi le spoglie (ciascuna cerca di condurre in porto le sue politiche preferite), ma molto difficilmente elaborare politiche coerenti e impegnative. E sinora la capacità del Presidente del Consiglio di produrre una sintesi positiva è stata ad essere benevoli modesta.
Oggi che, concluse le elezioni europee e con l’avvicinarsi del momento cruciale in cui si devono affrontare i problemi del bilancio pubblico (e quindi anche della posizione dell’Italia in Europa), il governo italiano è chiamato a dare risposte chiare al paese e all’Unione Europea, il governo Conte si presenta con due facce contrapposte. C’è la faccia rappresentata da Di Maio e Salvini che guarda solo alla ricerca del consenso interno senza curarsi delle ripercussioni esterne delle sue politiche (per di più non coordinate, ma in competizione interna e solo addizionate). Questa parte del governo rimane assente dalla scena europea nella quale è completamente isolata (l’esempio più macroscopico è quello del ministro dell’interno che diserta sistematicamente le riunioni dei ministri dell’interno dell’Unione). Poi c’è l’altra rappresentata in primo luogo dal ministro delle finanze Tria, che cerca faticosamente di tenere in piedi le relazioni dell’Italia con i partner europei e sa bene che per ottenere risultati su questo piano bisogna pensare le politiche non solo in un’ottica interna, ma comunitaria. Ma questa sua azione è regolarmente delegittimata dall’altro fronte del governo che spera di trarre vantaggio scaricando il blame sulle autorità europee e su chi cerca un accordo con queste (come il ministro delle Finanze). Tutto questo avviene in un contesto europeo dove le forze politiche italiane non hanno alcuna sponda nei grandi partiti che guideranno il Parlamento europeo e il governo sarà isolato nel Consiglio Europeo dominato da Popolari, Socialisti e Liberali.
Mai dal secondo dopoguerra l’Italia si era trovata così debole ed isolata in Europa. Purtroppo la memoria corre alla tragica esperienza dell’Italia fascista dopo le sanzioni seguite alla guerra di Etiopia.