Il fallimento europeo del governo populista italiano (5 Luglio 2019)

Al momento della formazione del governo Conte uno dei punti qualificanti delle due forze populiste di governo era la critica (molto dura e quasi senza appello per la Lega, più vaga e oscillante per i Cinquestelle) nei confronti dell’Unione Europea, dei suoi principi fondativi e delle sue politiche. Veniva quindi sbandierato il programma di “andare a battere i pugni sul tavolo di Bruxelles” per ottenere cambiamenti nelle politiche e per “riconquistare sovranità” per il governo italiano. Dopo un anno di governo quali risultati ha dato questo programma? Ahimè un completo fallimento che si cerca vanamente di nascondere.

La prima manovra di bilancio dell’autunno 2018, dopo grandi propositi battaglieri dei due vice-primi ministri sulla volontà di infrangere i limiti di deficit sino a sfiorare il 3% per lanciare un a manovra espansiva dell’economia, doveva accontentarsi di un più moderato 2,04% (un trucchetto comunicativo per confondere l’opinione pubblica presentando qualcosa che suonasse come un 2,4%) negoziato pazientemente dal ministro dell’economia. Iniziato il 2019 con l’economia in netto rallentamento (crescita zero invece di uno strombazzato 1,5%) ci si affrettava a dire che nessuna manovra correttiva sarebbe stata adottata nonostante gli avvertimenti della UE. E in campagna elettorale per il Parlamento Europeo si favoleggiava che la vittoria delle forze politiche nuove avrebbe prodotto nuovi equilibri europei tali da assecondare la linea del governo italiano. Ancora una volta nulla di tutto ciò è accaduto. I partiti populisti italiani non hanno trovato grandi sponde nel nuovo parlamento europeo e anzi sono rimasti nell’isolamento. Quanto alla Commissione europea, visto un andamento dei conti italiani che sembrava contraddire le promesse italiane, ha prontamente avviato una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Altro che riconquistata sovranità, questa procedura se adottata avrebbe messo l’Italia sotto stretto controllo di Bruxelles!
A questo punto il “governo populista” incarnato dai due vice-primi ministri si è letteralmente squagliato e ha lasciato che il “governo tecnico” e “quirinalista” del ministro dell’economia Tria facesse il suo lavoro di paziente diplomazia europea. Sono quindi saltati fuori i 7,6 miliardi necessari per onorare le promesse e si è messo il silenziatore sulle politiche di spesa. La Commissione ha di conseguenza dichiarato che la procedura di infrazione non era più necessaria, ma ha fatto capire che se le cose sono a posto per il 2019, tutta un’altra storia è quella del 2020 quando ci saranno anche le clausole IVA da disinnescare.
Nel frattempo, nei giochi apertisi per le nomine europee il governo italiano, impegnato a difendersi sulla procedura di infrazione e senza collegamenti con le grandi forze politiche europee ha potuto influire ben poco sulle scelte fatte nel Consiglio Europeo. Forse ha contribuito ad affossare la candidatura del socialista Frans Timmermans alla Commissione europea, cioè di un candidato favorevole ad un azione più forte della Unione in campo sociale, proprio di quello che aveva bisogno il nostro paese. L’Italia che aveva tre posizioni di prestigio in Europa (la presidenza della BCE, quella del parlamento europeo e quella di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza) non ne avrà nessuna. Naturalmente ci sarà un commissario italiano nella Commissione, ma resta da vedere che incarichi gli verranno assegnati e come passerà al vaglio del parlamento europeo…
Dunque dopo un anno di governo giallo-verde ci troviamo con un’Italia isolata in Europa e costretta a parare la procedura di infrazione. Senza alleati veri, se non qualche governo sovranista dell’Est europeo che però pensa soprattutto a difendere i propri interessi che non coincidono con quelli italiani, le speranze di poter contribuire a cambiare le politiche europee in senso più favorevole alla crescita e alla solidarietà sono oggi pari a zero. E’ tempo di una riflessione seria su che cosa vuol dire “stare in Europa”.